Palata fu fondata nel XII secolo circa, quando era una contrada di Acquaviva Collecroce, chiamata “Paludella”.
Appartenendo al Contado di Molise con città amministrativa Bojano, fu possesso di vari signori tra i quali gli Orsini e i Toraldo.
Fino al XVII secolo sopravvisse una frazione di origini normanne di nome Santa Giusta, poi abbandonata per il grande attacco ottomano.
Dopo danneggiamenti dovuti a terremoti, nel 1456 quello distruttivo del Sannio (noto come “Gradina”) e successivamente nel 1663, il comune fu colonizzato da popolazioni slave in fuga dall’Impero ottomano. Nel 1531 le popolazioni slave costruirono nuovamente il borgo quasi abbandonato, il cui simbolo oggi è la chiesa di Santa Maria La Nova. Dal 1806 fa parte del Distretto di Campobasso, convertito in provincia dal 1949.
Il centro attuale risale al XVII secolo, costruito sopra un colle non troppo elevato, in posizione dominante verso il mare.
Il villaggio non ha una pianta ben precisa scandita da cardo o decumano, ma le casette attaccate l’una all’altra, realizzate con materiale povero, si raggruppano attorno alla chiesa parrocchiale, in posizione svettante. Del centro medievale, distrutto dal terremoto, non resta che qualche casa e la torre circolare del palazzo ducale, presso la chiesa parrocchiale. La torre è realizzata in pietra grezza, con una finestra di controllo, e il tetto di tegole.

AMODIO RICCIARDI (1756-1835), figlio di una nobile famiglia di Palata proprietaria di terreni agricoli, fu un’illustre rappresentante della Repubblica napoletana del 1799. Noto giurista, dopo l’esperienza napoletana e la conseguente fuga in Francia, torna a Napoli dove è chiamato al compito di Procuratore generale presso la Corte di Appello.
Nel 1811 presiede il consiglio Provinciale del Molise; nel 1824 è nel parlamento Napoletano.

 






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